L’ultima opera di Caravaggio: Il martirio di sant’Orsola.

Il 1610 è l’anno in cui termina tutto; l’inquieta vita di Michelangelo Merisi si interrompe a Porto Ercole il 18 Luglio. Dopo aver vissuto a Milano, Roma, Napoli, Malta e in Sicilia, con febbre alta e dolori si spense presso il Sanatorio Santa Maria Ausiliatrice, con la speranza nel cuore, di ricevere l’amnistia Papale che gli avrebbe evitato il patibolo.

E il 1610 è l’anno in cui è stata eseguita la sua ultima opera conosciuta: Il Martirio di Sant’Orsola, conservato a Napoli, presso palazzo Zevallos in via Toledo.

Curioso è il fatto che quest’olio su tela, commissionato dal banchiere Marcantonio Doria, fu consegnato in fretta e furia, con i colori ancora umidi. Si ipotizza che Caravaggio lo terminò velocemente proprio perché intento a partire verso porto Ercole; questo condusse alcuni incauti servitori del banchiere a esporlo al sole per asciugarlo, alterandone lievemente il colore.

Parallele, inoltre, sono le sorti del dipinto e di Caravaggio, infatti il primo perse erroneamente la paternità del Merisi venendo attribuito al pittore Mattia Preti; il secondo invece morì senza essere riconosciuto, e questo comportò alcuni errori di datazione della sua morte.

In entrambi i casi la sorte e della tela e del Merisi, sarebbe stata redenta in epoca successiva. Ferdinando Bologna, storico dell’arte della prima metà del 1900 attribuì il dipinto a Caravaggio.

Il tema è il Martirio di sant’Orsola, uccisa dopo aver rifiutato le proposte di Attila, il sovrano degli Unni.
La scena immortala l’attimo in cui Attila in persona colpisce con una freccia la santa nel petto.
Nonostante egli sia vissuto nel V secolo, gli abiti raffigurati sono contemporanei; c’è molto pathos nell’esecuzione.
Attila sembra pentito del gesto compiuto; i suoi seguaci hanno espressioni sorprese e Orsola sembra essere indifferente.
Il pallore della di lei pelle, bianco quasi quanto la luna, ne simboleggia la morte; i colori e il contrasto tra ombra e luce sono tipici del Caravaggio che fornisce di se stesso il suo ultimo ritratto: nella scena è il servitore con la bocca dischiusa che si trova alle spalle della santa.

Un recente restauro, nel 2005, ha mostrato inoltre un “pentimento” dell’artista; si è scoperto che tra Attila e sant’Orsola era stata inizialmente dipinta una mano, raffigurata nell’atto di voler proteggere la donna.

Martirio di Sant’Orsola, Olio su tela, 1610, Caravaggio – Palazzo Zevallos, Napoli.

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